un pensiero al mese


Le religioni che chiamiamo false erano una volta vere.(Ralph Waldo Emerson)



Indipendentemente dalle coalizioni che si andranno a costituire,a quale partito o lista civica darai il tuo voto nelle prossime elezioni amministrative?


lunedì 11 ottobre 2010

Piano Spiaggia : una colata di cemento sul nostro arenile



Dopo sei anni di lunga gestazione, il Partito Democratico, votandoselo da solo, dà alla luce il suo Piano Spiaggia, diretta conseguenza della propria gestione dell’urbanistica che sta facendo avanzare su tutti noi una inarrestabile colata di cemento.
Nell’elaborare questo Piano, non c’è stata la minima attenzione alla tutela del paesaggio e degli ecosistemi costieri, ma è prevalsa solo l’urgenza di sanare quegli abusi tollerati negli ultimi 15 anni e di soddisfare interessi privati e clientelari.
Le quattro piazze a mare, le volumetrie consentite a ciascun concessionario su un’intera area di 250 mq, l’ulteriore licenza di creare pavimentazioni per mettere su strutture mobili e la possibilità per tutte le concessioni di poter fare ristorazione infliggeranno ferite non più sanabili alla nostra spiaggia. Anche i varchi visivi, cioè la possibilità di guardare il mare durante la passeggiata, si ridurranno in virtù di queste invadenti costruzioni.
Le spiagge libere poi sono solo il 24% dell’intero arenile e sono mal dislocate perché non si è avuto il coraggio di interrompere al centro le sequenze delle concessioni degli amici. C’è anche l’esigenza dell’allargamento dei marciapiedi e della creazione della pista ciclabile sul lungomare Nord e tale esigenza comporta, per il reperimento delle aree necessarie, l’arretramento verso il mare di alcuni stabilimenti, fino a 7 metri.
In proposito ricordo che Roseto rappresenta ancora la palla al piede della realizzazione di quel meraviglioso tracciato ciclabile costiero che dovrà unire Vasto a Martinsicuro e andare anche oltre.
Un’Amministrazione responsabile e lungimirante non avrebbe mai consentito una cementificazione così spensierata, non solo sull’arenile, al punto da trasformare Roseto in una comunità che specula su se stessa, sul proprio territorio speciale, non curandosi della propria salute, cancellando le tracce della sua memoria e trascurando le sue risorse peculiari costituite dalla spiaggia e dal turismo.
Per raggranellare consensi e conservare quell’effimera, piccola fetta di potere ai propri uomini, quest’Amministrazione sta privando Roseto del suo futuro e sta preparando forse il proprio funerale politico.

martedì 6 luglio 2010

Quisquilie



Le papere mute ovvero... a volte ritornano
Nella riunione del Consiglio comunale di martedì il Partito Democratico ha subito passivamente,senza replicare, le argomentazioni delle minoranze circa l'illegittimità della bozza del Piano Regolatore.Per sei lunghe ore i consiglieri del PD sono stati muti per far valere poi alla fine la forza dei loro numeri.Questa surreale rappresentazione si è ripetuta con molta frequenza nell'assise cittadina al punto che Emidio Braca,riferendosi a questi consiglieri acefali e silenti, ha coniato l'epiteto di"papere mute".



Ce n'era proprio bisogno?
Che pensano i cittadini della nuova auto blu(una BMW serie5) del vanitoso Sindaco di Roseto degli Abruzzi,acquistata ai primi di maggio,quando in tutto il paese infuriava la tempesta su questo tipo di spreco diffuso anche presso gli enti locali e quando le casse del nostro comune segnano un deficit di oltre 47 milioni di euro?





Un programma estivo sensazionale!
Avete visto il nutritissimo programma dell'estate rosetana?
Quante buone idee ha la nostra impareggiabile Amministrazione per attirare turisti e dare opportunità di svago intelligente ai nostri ragazzi!





Quando gli Amministratori non fanno gli affari loro



Ormai il complesso residenziale sorto sull'area ex Monti,quasi completato,lascia vedere chiaramente gli enormi benefici ottenuti dall'accordo che l'Amministrazione ha stipulato con un noto imprenditore locale. Questi,in cambiodella cessione al Comune di locali per uffici e della creazione di parcheggi e di una piazza, ha ottenuto la trasformazione di un'ampia area industriale in un'area destinata ad edilizia residenziale.


La piazza ora è straordinariamente bella,ampia e ricca di verde,i parcheggi sono sovrabbondanti e i locali dati alla collettività sono posti tutti a fronte strada.Gli appartamenti delle tre mastodontiche palazzine poi si vendono bene a 3 mila euro al metro quadro.

Non c'è che dire:l'Amministrazione comunale ha mostrato grande fiuto per gli affari!





Sull'assenza del Sindaco in Consiglio comunale ovvero la menzogna dei lacchè

Celestino Salvatore e Simone Tacchetti,rispettivamente Segretario cittadino e Capogruppo consiliare del PD,hanno dichiarato,a proposito dell'assenza del Sindaco in Consiglio comunale, che"qualcuno dovrebbe riflettere in proposito e fare ammenda".

Essi non sono soggetti squilibrati,non sono bambini che non distinguono il reale dall'immaginario e per questo non meritevoli di rimprovero. Sono solo militanti interessatamente asserviti al loro partito politico che deve essere difeso ad ogni costo,anche alterando la verità dei fatti che indicano nel Sindaco il vero provocatore della baruffa.Facessero quindi ammenda loro,insieme al decadente capo, per questo comportamento spudoratamente disonesto.

Roseto non poteva avere un'Amministrezione migliore



A Roseto degli Abruzzi il buon senso sotto … la sabbia!

A Roseto degli Abruzzi succede l'incredibile: con una spiaggia molto estesa l'Amministrazione comunale snatura il pattinodromo per trasformarlo in un campo di giochi sulla sabbia!

Con delibera n.71 del 24/6/2010 della Giunta Comunale di Roseto degli Abruzzi vengono assunti i provvedimenti per trasformare il pattinodromo in un impianto di giochi sulla sabbia.Questa delibera,voluta in consiglio comunale dai soli consiglieri del PD, è stata adottata certamente per favorire l'affidamento in gestione della struttura ad un amico del PD.
A nulla sono valse le proteste del mondo sportivo per scongiurare questa decisione.
Vedremo poi quanto durerà la destinazione di" impianto per giochi sulla sabbia" del nostro pattinodromo e vigileremo al tempo stesso su possibili tentativi volti trasformare la struttura in qualcosa di redditizio per i privati.

Ecco quanto denunciato dopo lo sciagurato voto in Consiglio comunale.

Col voto compatto dei soli consiglieri del PD viene snaturato il pattinodromo, un’opera sportiva di prim’ordine nella sua tipicità, costata nel 1994 un miliardo e seicento milioni di lire, per diventare un impianto che ospiterà in larghissima parte sport sulla sabbia,nel quale solo l’ultimo anello della pista sarà riservato al pattinaggio.

Tale operazione è stata avallata dal PD solo in virtù dei numeri, nonostante le argomentazioni stringenti sul piano dell’ opportunità e della logica apportate dalle minoranze.

Ma ormai in Consiglio comunale siamo abituati alla rinuncia a qualsiasi attività di pensiero e di critica da parte dei consiglieri del PD che riescono a mostrare sempre una volontà granitica e unitaria nell’appoggiare scelte persino dannose e prive di senso come questa. Sicuramente questa scelta deve avere un ‘altro’ senso per chi pratica il modo vecchio di fare politica….

E’ inconcepibile, infatti, in una città come la nostra, improvvisare una struttura per sport sulla sabbia quando si dispone di 6-7 km di bellissima spiaggia, peraltro sufficientemente larga, per la pratica di tali sport che richiamano spettatori e appassionati proprio perché si svolgono nel loro contesto naturale che è la spiaggia.

Ed è folle voler ignorare l’inconciliabilità della presenza della sabbia con la pratica del pattinaggio con i conseguenti rischi per l’incolumità dei giovani pattinatori su una pista veloce sporcata costantemente dalla sabbia! Sono certo che l’ASL, responsabilmente, si guarderà bene dal concedere il prescritto parere di idoneità igienica.

Sarebbero tuttavia auspicabili la riconversione del pattinodromo in un impianto polivalente,dato in gestione in seguito all’espletamento di una trasparente gara,e la creazione di una struttura di copertura .In tale impianto riconvertito il pattinaggio con le sue piste dovrà essere privilegiato facendolo convivere con un campo di calcetto o di ginnastica,non con gli sport sulla sabbia.Al tempo stesso questa riconversione potrà rivelarsi utile per lo svolgimento di manifestazioni culturali e ricreative.

Il Consigliere comunale
Pasquale Avolio









Un comunicato ambiguo sugli aumenti della TARSU a Roseto degli Abruzzi. Provate a leggerlo!








Il Sindaco di Roseto ha annunciato in modo poco chiaro l'avvio della raccolta differenziata col metodo "porta a porta" che comporterà l'aumento della TARSU del 25% a carico dei cittadini.Speriamo che il servizio venga avviato realmente e che non si tratti di una manovra per coprire il debito pregresso di oltre 900mila euro col CIRSU.
Ricordiamo che l'aumento del 50% di due anni fa fu motivato anch'esso dalla necessità di avviare il "porta a porta", naturalmente non realizzato.






In un comunicato equivoco ed elusivo, mentre si afferma per bocca del Sindaco che non ci saranno aggravi per i cittadini in conseguenza del nuovo servizio più costoso di raccolta differenziata,viene detto poi che le tariffe saranno rideterminate(perchè non aumentate?) nella misura del 25%.Il tutto nello stesso documento!
Questo perchè l'Amministrazione si guarda bene dal ricorrere al termine"aumento" che va assolutamente nascosto con giochi di parole. Alla parola "aumento" va preferita invece quella più vaga e blanda di "ridederminazione". Non deve infatti succedere che i cittadini possano rendersi conto subito di come stanno le cose e pertanto non è consigliabile l'uso di un linguaggio preciso e chiaro!
Ecco di seguito i due stralci delle nota redatta dall'Ufficio Stampa del Sindaco:
"I servizi saranno affidati al CIRSU e il costo complessivo del progetto ammonta 4.073.889,56. Eviteremo ulteriori aggravi sui cittadini – ha aggiunto il Sindaco.............
....Contestualmente la Giunta ha deliberato la rideterminazione per l'anno 2010 delle tariffe per lo smaltimento dei rifiuti pari al 25%, lasciando inalterate le fasce di esenzione."

Vi invito pertanto a leggere il testo in questione su http://www.comune.roseto.te.it/comunicati.php?id=696





COME TI TRUCCO LE REGOLE IN CONSIGLIO COMUNALE


Il Presidente del Consiglio Comunale di Roseto degli Abruzzi , su richiesta di un consigliere di maggioranza ha posto a votazione, nell’ultima seduta del Consiglio, dopo che era stato discusso un solo punto dell’ordine del giorno, la sospensione dei lavori.
L’esito della votazione non poteva essere che scontato: i lavori si sono interrotti per volere del solo Partito Democratico, nonostante le proteste delle minoranze che esigevano la regolare prosecuzione dei lavori assembleari.
Così, come è spesso accaduto, è venuto meno il ruolo di imparzialità e di correttezza che l’esercizio dell’Ufficio della Presidenza richiede.
E’ sconfortante infatti constatare come in questi anni la preoccupazione principale del Presidente sia stata quella di assecondare sistematicamente la volontà della maggioranza, dimenticando il dovere di esercitare una funzione di garanzia sia del corretto svolgimento del Consiglio sia dei diritti di tutte le componenti in esso presenti.
Ponendo ai voti la richiesta di sospensione dei lavori da parte della maggioranza, egli dimostra ancora una condotta non neutrale,poco istituzionale, bensì di indirizzo politico.
Su questa situazione di degrado istituzionale,dove le regole del gioco democratico sono ostentatamente truccate, sarà richiesto un incontro al Prefetto di Teramo

Pasquale Avolio ed Emidio Braca,consiglieri comunali






Partito Democratico:avanti tutta con la bozza illegittima di PRG !








Ieri in Consiglio comunale il Partito Democratico ha optato ancora per la strada della chiusura al dialogo con le minoranze scrivendo così un'altra pagina delle sue sciagurata avventura politica.


Con 10 voti favorevoli e 9 contrari in Consiglio comunale, il PD va avanti con la 'sua' bozza di Piano Regolatore viziata sul piano della legittimità.
Tale documento viola infatti le norme sulla riservatezza e la non pubblicità dello strumento urbanistico nel periodo antecedente l'adozione da parte del Consiglio comunale e non rispetta la procedura prevista dall'art. 10 della Legge regionale 18/1983.
Si tratta, al tempo stesso, di una bozza che non è accompagnata da una relazione tecnica, che è priva di uno studio dell'assetto idrogeologico del territorio, che è costruita su proiezioni demografiche fantasiose e che, tra l'altro, è priva di regole chiare e stringenti sulla perequazione.
Per non parlare dell'assenza di momenti di inclusione dei cittadini, delle associazioni e delle altre forze politiche nella fase dell'elaborazione delle proposte che avrebbero dovuto portare a questa pseudobozza che, nella vecchia cartografia utilizzata, si presenta invece come un'opera completa in ogni particolare.
Ieri purtroppo non c'è stato l'ascolto delle minoranze, ma solo un monologo di esse al quale il PD, come sempre, ha opposto la non disponibilità ad accettare il confronto e la consueta arroganza dei numeri.
La stessa replica dell'Assessore all'Urbanistica, preconfezionata nei giorni scorsi, è stata l'ennesima prova di questo stile di governo, sordo e muto , in perfetto stile berlusconiano, del tutto incompatibile con la democrazia.
L'invito delle minoranze, e di Sinistra Ecologia e Libertà in particolare, è stato quello di ritirare la bozza di PRG e di non trascinarne l'iter a ridosso della campagna elettorale.
Del resto lo stesso programma politico del 2006 ,che ha portato al successo il Sindaco Di Bonaventura, prevedeva come prioritaria l'approvazione dello strumento urbanistico addirittura nei primi cento giorni della nuova avventura amministrativa.
Affrontarlo in coda a questa consiliatura rinforzerà inoltre nei cittadini l'idea, peraltro diffusa nella città, di un'Amministrazione che non si muove in modo imparziale, come esige l'art. 97 della Costituzione, ma anzi di un PD che su questo PRG intende costruire addirittura una campagna elettorale fatta di ricatti e promesse.
Per quanto detto,non credo che ci sia volontà da parte del PD di costruire a Roseto un nuovo centrosinistra,per il quale la questione morale dovrebbe ritornare centrale nel modo di amministrare e per il quale l'urbanistica dovrebbe tornare a godere di una buona reputazione.
Pasquale Avolio

La storia di Roseto e della Riserva naturale Borsacchio

La storia di Roseto e della Riserva naturale Borsacchio


Cap.5:Da "L'Abruzzo nel mio cuore " a "L'Oceano ci chiama" ed ai "Caduti del mare"
di FRANCO SBROLLA
Quei pescatori di un tempo, vissuti umilmente, hanno potuto almeno appagare gli occhi e la mente con l’ineguagliabile paesaggio, allora inalterato, e diventato poi, dal fiume Tordino al torrente Borsacchio, una Riserva naturale.
E sono stati spesso ricordati da scrittori, registi e artisti. Tra i primi la giornalista napoletana Beatrice Testa, che durante la fanciullezza aveva frequentato la casa dei nonni, lo stupendo villino Grue, ornato dall’arte castellana, e devastato in seguito dal cemento come altre ville patrizie.
Nel 1929 pubblicò “L’Abruzzo nel mio cuore”, arricchito da 40 xilografie originali dell’artista Carlo D’Aloisio da Vasto, e dedicò gli ultimi due capitoli ai ricordi rosetani. Mi è sembrato quindi opportuno, essendo il libro ormai introvabile, trascrivere alcune delle tante bellissime frasi: “Rosburgo: …presso la riva del mare, un piccolo gruppo di capanne basse e tenebrose, impastate di creta e di paglia, con le finestre opache e piene di sonno, con gli usci sconnessi e cigolanti, così piccini che, per varcarli, bisognava piegarsi in due. E queste capanne, che nel dialetto del luogo si chiamavano pinciare parevano, viste dall’alto, tante pecorelle dolci e brune, che si fossero messe a brucar l’erba, ai piedi della collina gialla di tufo, e che poi si fossero addormentate alla nenia lenta e maliosa del mare. Chi potrebbe dire come le pinciare scomparvero?
Certo esse caddero ad una ad una docili e rassegnate e s’elevarono al loro posto innumerevoli villini umili e fastosi, bianchi e colorati; ma tutti, dal primo all’ultimo, ebbero alle porte un ciuffo di rose o un albero di oleandri vermigli…
Rosburgo, che è forse la più giovane tra le spiagge dell’Adriatico abruzzese, ha quello che molte città più grandi e più celebri non hanno: un artista che l’ama e l’esalta nella bellezza e nella poesia del colore, Pasquale Celommi, pittore dalla rude e delicata anima, in cui la fierezza del nativo Abruzzo e la soavità dell’arte si compongono in squisita armonia...Ma Pasquale Celommi adora il mare in tutti i momenti della giornata, in tutte le sfumature delle tinte e delle trasparenze, in tutta la forte e profonda poesia del suo insonne e perpetuo ondeggiare. La luce che gioca tra i flutti su la riva, lo rapisce ed egli s’indugia a renderne tutta la grazia leggera.
Così in Pesca abbondante il sole che sorge lontano, tra acqua e cielo, ferisce orizzontalmente il mare fino alla sponda, fin dove un velo sottilissimo d’acqua translucente si distende e palpita su la sabbia d’oro, che si scorge in trasparenza, non liscia e compatta, ma appena ondulata dal ritmico, alterno movimento dei flutti. E di sole avvampano le vele purpuree mezzo ammainate e i visi delle donne e le collane di oro. In cielo passano tutte le divine sfumature dell’alba. La pesca della sciabica è invece tutta penetrata della inesprimibile malinconia del crepuscolo adriatico che è così lungo e dolce e quieto su lo sconfinato deserto del mare senza terra né vela…”
“Roseto d’Abruzzo: Ti sei vestito di grigio e di vento per venirmi incontro stamane, o mare strano e bellissimo, che sorridesti ai sogni della mia puerizia lontana… Ed ad una ad una sono passate davanti ai miei occhi velati le piccole bianche stazioni adriatiche dai nomi così dolci ogni volta al venire ma così tristi al partire, Montesilvano, Silvi, Atri… Mi affaccio dal finestrino. Il vento autunnale mi getta in viso rabbiosamente nubi di fumo e odore di carbone. Ma non importa... Vento, fumo, polvere, lacrime, palpiti disordinati del cuore. Sul mare, in fondo in fondo, scivolano le tue paranze, Rosburgo. Se si accostassero un poco, io ne riconoscerei le vele ad una ad una: il Sacramento, la Mezzaluna, la Stella… Adesso le vele cominciano ad avvicinarsi alla riva. Quante volte le vedemmo tornare così, gonfie di vento e lente, trascinandosi dietro, nel tremolare dell’acqua, il riflesso dei fiammeggianti colori? Spuntavano ad una ad una di dietro lo spigolo della villa accanto. Sarà la gialla? Sarà la rossa? Quella col sole? Quella con la Madonna?...
E la processione fastosa e solenne empiva tutta l’azzurra distesa del mare ondeggiante. Qua la raggiera di un ostensorio, là il profilo d’un fantastico mostro, più vicino, proprio su la sponda…
Poi d’un tratto, un fischio, un rombo, un sussulto. Il treno, piccino e veloce nella lontananza, girava sul ponte Vomano…
E Rosburgo non è più Rosburgo. Su la rovina dei vecchi uomini e delle vecchie case è tutta una nuova fiorita. Così, morto Pasquale Celommi, il pittore delle belle marine, un giovane artista, Giuseppe Di Blasio, seguendo le orme profonde e gloriose di Basilio Cascella da Pescara, attende ad ornare il paese di belle ceramiche. E noi… non siamo più quelli di allora.
ll tempo è passato… Per noi la parentesi è forse chiusa per sempre. Rosburgo si chiama Roseto. Passano gli anni e non ci si viene. O ci si passa senza fermarsi col treno che corre e con gli occhi che bruciano. Perché quello che è stato non è. Perché la vita non è più qui ma altrove, lontano; e se volessimo, domani, veramente ritrovare l’Abruzzo, quello dolce, forte e bellissimo, che mise i suoi limpidi cieli d’aurora e di tramonto, le sue montagne impassibili e le sue sconfinate marine intorno al primo fiorire della nostra giovinezza, dovremmo forse guardarci soprattutto nel cuore…”.
Parecchi anni dopo, nel 1957, testimone della nostra marineria è stato il bel film “Noi dell’oceano” (ideato da Giorgio Ferroni, regista Giovanni Roccardi, voce fuori campo di Vittorio G. Rossi, scrittore e navigatore). Girato da una troupe imbarcata sulla Genepesca 1^ per documentare la pesca del merluzzo nel Nord Atlantico, e uscito nelle sale con il titolo “L’Oceano ci chiama”, immortalò tanti pescatori rosetani costretti ad emigrare quando i modesti ricavi non riuscivano a coprire nemmeno le spese. Riguardo poi agli imbarchi sulle navi, i nostri marinai sono stati di esempio in pace e in guerra, ed hanno sempre dimostrato la loro operosità e la loro abnegazione.
Sullo stesso tema, il monumento in bronzo ai “Caduti del Mare”, scolpito nel 1998 dall’amico prof. Daniele Guerrieri, pittore e scultore originario di Castelli, che vive a Roseto da molti anni, vuole perpetuare la memoria di tanti nostri avi che nel mare hanno sacrificato la loro esistenza.
Successivamente, quando quell’unico ricordo della nostra tradizione marinara venne letteralmente rimosso, ritenni doveroso, in quanto figlio di marinaio decorato a seguito di affondamenti e naufragi, scrivere un articolo, “L’esproprio della Memoria”, pubblicato sul n° 3/4 2005 di Piccola Città. E voglio riportarlo qui di seguito affinchè nessuno possa dire di non sapere:
“C’era una volta un monumento dedicato ai Caduti del Mare, lì davanti al pontile, e l’artista che lo aveva realizzato era riuscito a dargli il dono della parola. Raccontava, il monumento, il nostro passato e parlava di naufragi e di lutti, di madri e di vedove vestite sempre di nero, di orfani che ancora imberbi ripercorrevano la strada dei padri, di lontananza dagli affetti quando la penuria del pescato costringeva ad emigrare presso altri mari, di famiglie povere e nel contempo dignitose ed oneste,... Con malcelata commozione ripeteva ogni volta la storia dell’emblema della marineria rosetana, il mitico Titone che sfidava da solo il mare, e di quando il mare, per averlo alla sua corte, architettò la tempesta perfetta e si scatenarono tutti gli elementi.
E continuava facendo rivivere lo scenario della folla assiepata sulla spiaggia a contare le vele, che come farfalle impaurite vagavano tra le onde impazzite.
Purtroppo, l’anno scorso, qualcuno dell’Amministrazione comunale ha avuto l’infelice idea di intitolare ai Caduti delle Forze dell’Ordine quella piazza in cui il monumento rappresentava un segno tangibile di identità e di appartenenza. Certo anche loro avevano il diritto di essere ricordati, ma si poteva e si doveva trovare un sito diverso, scelto anch’esso per onorare degnamente il sacrificio della vita nell’adempimento del proprio dovere. Naturalmente il tapino non sapeva nulla di toponomastica. Non sapeva nemmeno che la dedica ai Caduti del Mare era considerata da tutti i rosetani il toponimo del luogo, e quindi quel cimelio doveva essere rispettato in quanto testimonianza inconfutabile delle radici e delle vicende accadute.
Tanto per fare un esempio calzante, sarebbe altrettanto disdicevole intitolare a Giuseppe Garibaldi una piazza con al centro la statua di Giuseppe Mazzini (e ritengo che in nessun paese del mondo possa succedere un fatto del genere). Da quel giorno il monumento non ha più parlato, e tocca adesso ai discendenti della gente di mare, che hanno nel loro DNA tracce di acqua salmastra, ricordare e raccontare la storia di Roseto, comprensiva di questo capitolo, in modo da non farne mai perdere la memoria.
E’ pur vero che il Salvatore disse: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno, ma perdonare non significa affatto dimenticare, altrimenti il futuro del nostro paese, espropriato del suo passato, sarà soltanto un anonimo futuro”.

sabato 15 maggio 2010

I disastri petroliferi passati, in corso ed annunciati




La catastrofe petrolifera causata dalla British Petroleum il 20 aprile 2010, che sta seminando il panico negli stati americani che si affacciano al Golfo del Messico ed alla Florida Keys, le isole immortalate da Ernest Hemingway, non è certamente un avvenimento senza precedenti, unico e irripetibile, come vogliono farci credere.

Non siamo smemorati e ricordiamo bene i 130 miliardi di litri di petrolio finiti nel Golfo Persico nel 1991, i 50 milioni di litri che nel 1989 andarono a depositarsi lungo le coste vergini della Baia di Prince William in Alaska (famosa per la sua bellezza), i 500 milioni di litri finiti nel 1979 nella Baia di Campeche in Messico e, tanto per restare in tema, nell’esplosione di una raffineria della stessa BP in Texas, il 23 marzo 2005, vi furono 15 morti ed oltre cento feriti.

E mentre negli Stati Uniti sono sotto accusa tutti i parlamentari che hanno incoraggiato le attività di trivellazioni, ricevendo in cambio, dalla British Petroleum, laute donazioni per le campagne elettorali pari a 16 milioni di dollari nel solo 2009, sembra proprio, qui da noi, che nemmeno l’affondamento della Deepwater Horizon e la morte di 11 operai abbiano fermato le richieste dell’Assomineraria ed i procedimenti del Dicastero dello Sviluppo Economico.

Nell’ultimo Bollettino ministeriale pubblicato il 5 maggio, si legge infatti che per quanto riguarda le cinque istanze di ricerca e coltivazione petrolifera, che coprono gran parte della Provincia di Teramo e sono state denominate: Cipressi, Colle dei nidi, Corropoli, Villa Carbone e Villa Mazzarosa, l’iter prosegue regolarmente e celermente.

I dati aggiornati ci illustrano che l’istanza Corropoli, la quale interessa Cologna Spiaggia e la parte nord della Riserva naturale Borsacchio e di Cologna Paese, dopo la presentazione al Ministero avvenuta il 1° ottobre 2004, ed il conseguente parere favorevole, ha fatto adesso un bel passo avanti in quanto, proprio alcuni giorni fa, il 23 aprile 2010, si è svolta la 5^ Conferenza dei Servizi, che segue le precedenti datate 22.9.2008, 8.6.2007, 20.4.2007 e 20.2.2007.

Per quanto concerne l’istanza Villa Mazzarosa, presentata il 31 marzo 2006, che interessa un area di 13,4 Kmq., dal confine sud di Cologna Spiaggia fino a Scerne di Pineto, il Ministero, dopo aver comunicato alla Regione Abruzzo, in data 18 ottobre 2007, il parere favorevole del Comitato Tecnico per gli Idrocarburi e la Geotermia, ha scritto nuovamente il 12 febbraio 2010 per comunicare la ripresa del procedimento. E si attende la convocazione della Conferenza dei Servizi.

Purtroppo, su ciò che bolle veramente in pentola e sulle deliberazioni delle Conferenze dei Servizi, maturate nelle segrete stanze, le varie Istituzioni (Comune, Provincia e Regione), più volte chiamate in causa dalle Associazioni ambientaliste, non hanno mai risposto.

Eppure, nel territorio comunale, ci sono tanti amministratori pubblici e politici di medio ed alto livello che sull’argomento, in tutti questi anni, non hanno sentito nemmeno il dovere di informarci!

Aggiungendo anche le piattaforme, che nella cartina del Ministero coprono tutti gli spazi antistanti la costa rosetana, mi sembra doveroso chiedere a questi nostri rappresentanti: che avete fatto finora, concretamente, per scongiurare l’incombente deriva petrolifera?

Siccome i danni ambientali si pagano poi con la distruzione dell’economia e con la salute umana, che ne sarà dei nostri figli e nipoti che rischiano di vivere in un ambiente devastato e privato delle principali risorse naturali: la pesca, il turismo e l’agricoltura con i suoi prodotti d.o.c.?

E proprio l’altro ieri il senatore Maria Cantwell ha chiesto alla British Petroleum: “Rimborserete i pescatori? Gli enti locali? L’industria del turismo?”. “Solo le richieste legittime”, ha risposto Lamar McKay, presidente della BP. Ed alla successiva domanda: “Cos’è una richiesta legittima?”, non c’è stata alcuna risposta.

Franco Sbrolla

martedì 4 maggio 2010

PRG PARTITO DEMOCRATICO CONTESTATO DAI CITTADINI E DA TUTTE LE FORZE POLITCHE




L'amministrazione è stata letteralmente travolta dalle critiche durante l'ultima serata di presentazione del futuro piano regolatore di Roseto.

La sala era gremita di cittadini e la sala polifunzionale del museo di Montepagano si è dimostrata inadeguata ad accogliere una folla così numerosa.
Gli animi sono stati subito accesi grazie alla consueta manifestazione della Federazione Della Sinistra che ha esposto le cartine integrali del nuovo PRG di Roseto ben prima dell'arrivo dei tecnici dell'amministrazione informando i numerosi cittadini ,con l'aiuto di tecnici indipendenti, consentendo loro una corretta valutazione dell'operato dei nostri amministratori.
Non sono mancate le solite “bandierine dei dubbi” ovvero le ormai numerose segnalazioni,da parte dei cittadini,sia delle anomalie procedurali,sia le segnalazioni delle propietà dei nostri amministratori coinvolte dal nuovo PRG, aiutandoci così a far quello che ancora non hanno presentato ovvero le tavole della trasparenza.

Gli interventi dal pubblico hanno travolto il sindaco e l'assessore Frattari che si sono trovati praticamente assediati da critiche da parte dei cittadini.
Sono emerse tutte le debolezze del piano evidenti e palesi sia nei modi di presentazione che nella forma: Strade e quartieri costruite in zone a massimo rischio idrogeologico, ecomostri in riva al mare in stile "Punta Perotti" e in generale immani colate di cemento per far incrementare nel giro di pochissimi anni la popolazione di Roseto del 30% (circa 7000 persone ).

Aumento demografico immane e immotivato ed in perfetto stile "armata brancaleone" basato sulla "logica" (difficile chiamarla tale) del "costruiamo le case poi qualcuno verrà" .......
la mancanza assoluta di strutture adeguate e l'assoluta mancanza di una progettualità per il futuro per incrementare l'occupazione,creare strutture scolastiche,infrastrutture,l'assenza di un piano per il rilancio di un turismo in crollo ecc ecc.
Chi desidera comprare una casa in una città senza lavoro,scuole per i figli,strutture sanitarie per i familiari? La risposta è stata già data da comuni che hanno percorso prima di Roseto questa via ovvero sono case appetibili per malavita e prostitute.

L'amministrazione monocolore PD è uscita dall'assemblea ancora più isolata ed in crisi di consensi fra i cittadini .
Riuscendo a far ciò che mai nessuno prima di loro era riuscito a fare,ovvero unire cittadini di destra e sinistra e tutti i partiti,dalla destra estrema alla sinistra radicale,in un coro assolutamente critico e contrario al nuovo PRG che ormai sembra di giorno in giorno sempre più frutto del “partito del mattone” .
Il Partito Democratico di Roseto ormai è solo senza nessun alleato e purtroppo continua a rimanere sordo agli appelli ,muto in fase propositiva e cieco nella visione del futuro della nostra città.
Citando un famoso brano di Nanni Moretti invitiamo Il Partito Democratico di Roseto a “ dire qualcosa di sinistra …qualcosa anche non di sinistra...di civiltà...dici una cosa...di qualcosa”.

Roseto e l’interminabile storia della Riserva naturale Borsacchio



Capitolo 3: Da Le Quote e Rosburgo a Roseto ed alla salvaguardia delle bellezze naturali
In quel periodo, (1857 – 1927), come ben documentato dallo storico rosetano Raffaele D’Ilario (1903 – 1985), avvennero alcuni fatti importanti che cambiarono la fisionomia della sottostante Marina di Montepagano:
- 30 luglio 1857, la Chiesa Ricettizia del capoluogo, che possedeva un’area sulla costa, formulò un progetto per edificarvi un nuovo borgo;
- 22 maggio 1860, il fondo in questione fu suddiviso in 12 quote, assegnate ad altrettante famiglie, e l’aggregato residenziale venne chiamato Le Quote, da cui derivò il soprannome di “cutaruli”;
- 22 maggio 1887, con decreto del Re d’Italia Umberto I°, Le Quote cambiarono denominazione in Rosburgo (Borgo delle Rose);
- 3 aprile 1924, il regio decreto n. 604 decise il trasferimento della sede municipale da Montepagano alla frazione Rosburgo;
- 14 giugno 1926, l’on.le Giacomo Acerbo, vicepresidente della Camera dei Deputati, comunicò che Benito Mussolini gli aveva indicato “il nome italianissimo di Roseto degli Abruzzi che il Comune doveva assumere per sostituire quello teutonico di Rosburgo”;
- 20 febbraio 1927, Vittorio Emanuele III, su proposta del Capo del Governo, decretò che il Comune di Montepagano era autorizzato a mutare la propria denominazione in quella di Roseto degli Abruzzi, rimanendo invariato il nome della frazione Montepagano.
Sopraggiunta la seconda guerra mondiale, che portò fame, bombardamenti, lutti e sfollamento verso i paesi collinari, anche la villa Mazzarosa, la Cantina ed il parco a mare vennero occupati dalle truppe tedesche, responsabili di moltissimi danni e della sparizione di gran parte delle botti (barriques) della barricaia, locale destinato all’invecchiamento dei vini.
Dopo la liberazione di Roseto, avvenuta il 13 giugno 1944, un distaccamento polacco occupò la villa, che diventò l’alloggio degli ufficiali, ed il parco, dove furono mimetizzate le tende dei soldati.
Comandava il presidio una donna col grado di capitano. Una donna in guerra, ma sempre donna. Perché quando faceva i giri d’ispezione si accompagnava, mano nella mano, ad una piccola rosetana, che allora aveva sei anni, ed oggi ricorda ancora quel rapporto affettuoso.
Finita la guerra, tutto tornò, pian piano, come prima. E lungo la spiaggia della Marina di Montepagano ricominciò l’abituale passaggio delle greggi (la transumanza), all’inizio dell’autunno e durante la primavera. In quelle occasioni i pastori della montagna teramana, venendo a contatto con agricoltori e pescatori locali, avevano la possibilità di barattare latte e formaggi con prodotti della terra e della pesca.
I rapporti tra contadini e pescatori non erano però molto socievoli, in quanto i marinai, prima di andare a pesca, avevano l’abitudine di rifornirsi di frutta, specie l’uva, facendo qualche rapida incursione notturna in quelle campagne poste ai margini del litorale.
Toccava allora agli agricoltori chiudere un occhio, e spesso tutti e due, anche perché quei lavoretti, fatti a regola d’arte, non procuravano danni alle colture.
Di quel dopoguerra i rosetani custodiscono ancora, gelosamente, tante immagini, grazie agli scatti di un fotografo d’eccezione, Italo del Governatore, che aveva Roseto nel cuore. E quei favolosi anni non moriranno finchè ci sarà qualcosa o qualcuno a ricordarli.
Le attrattive dello stupendo paesaggio a nord del torrente Borsacchio non potevano, però, continuare ad essere ammirate solo dai pochi abitudinari che ardivano immergersi nel silenzio e nella natura inalterata. Raccontavano inoltre, i novelli esploratori, di aver provato sensazioni così piacevoli da indurli a riconsiderare ed a minimizzare le varie angustie della vita.
In conseguenza di quel misterioso elisir, che attirava ormai sempre più turisti nel periodo estivo, il 27 marzo 1963, su delibera della Commissione provinciale di Teramo per la protezione delle bellezze naturali, veniva emanata la Dichiarazione di notevole interesse pubblico della fascia costiera da Cologna Spiaggia a Roseto degli Abruzzi.
Nello stesso decreto, pubblicato sulla G. U. n. 98 dell’11 aprile 1963, il Ministro per la Pubblica Istruzione, di concerto col Ministro per la Marina Mercantile, riconosceva, ai sensi della legge 29 giugno 1939 n. 1497, “che la zona predetta ha notevole interesse pubblico perché, costituita da lussureggianti boschetti di pioppi, pini ed altre essenze, con alberi che arrivano in alcuni punti a pochi metri dalla linea della battigia, forma numerosi punti di belvedere aperti al pubblico, a chi percorre la strada statale n. 16 Adriatica o la ferrovia, dai quali possono godersi meravigliosi e talora estesissimi panorami sul mare, sugli arenili e sui frastagliati profili costieri, così da offrire inoltre un susseguirsi di incantevoli quadri naturali”.
In data 25 ottobre 1969, un nuovo Decreto estendeva fino alla collina il vincolo già imposto, riconoscendo che le due zone, fascia costiera e parte collinare, “formano un complesso di punti di belvedere pubblici e di quadri naturali di incomparabile bellezza, interdipendenti fra loro per il concorrere degli stessi punti di vista: dal mare e dalle strade in pianura verso i colli e le alture dell’interno, dalla strada statale e dalla ferrovia verso il mare e le alture suddette e infine da queste ultime e dai loro molti versanti verso la pianura, il mare e il vario andamento della costa e della spiaggia. Tutto concorrente a formare un eccezionale insieme di bellezze panoramiche”.
Pertanto, il Ministro per la Pubblica Istruzione, di concerto col Ministro per il Turismo e lo Spettacolo, decretava l’ampliamento del vincolo, e lo stesso Decreto veniva pubblicato sulla G. U. n. 291 del 18 novembre 1969.
La presenza di una sensibilità così espressiva, forse mai riportata in altri contesti giuridico-ministeriali, ci fa comprendere che solo il fascino di quell’area poteva riuscire a trasformare l’abituale frasario burocratico in una ben distribuita composizione di versi poetici.
Come però si constaterà, amaramente, nel prosieguo della storia, l’illusione di poter contare sulla salvaguardia del lembo residuo della Marina di Montepagano, secondo il dettato dell’articolo 9 della Costituzione, è svanita in questo inizio di terzo millennio.
A dare il colpo di grazia sono stati la connivenza degli Enti locali ed il facile accesso ai ricorrenti condoni e sanatorie, che, per gli studiosi del Diritto, sono veri e propri espedienti anticostituzionali, concepiti dalle Istituzioni per favorire l’interesse dei singoli privati, anziché quello, preminente, della collettività.
Per rendersi conto dell’involuzione rispetto al passato, basta ricordare che già nell’Ottocento, ereditata dalle antiche dinastie e repubbliche, la sovranità popolare si esercitava anche sul patrimonio paesaggistico. E comportava, da un lato, il suo massimo e generalizzato godimento, e, dall’altro, la responsabilità, da tutti condivisa, di preservarlo per le future generazioni.
Inoltre, severe regole urbanistiche subordinavano la libertà di edificare a norme di pubblica utilità.
Sull’attuale tema della incessante e vergognosa distruzione della natura, non contrastata efficacemente dalla Giustizia umana, anche la Bibbia era stata chiara fin dalle sue prime pagine: “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Genesi, 2:15).
Sulla stessa lunghezza d’onda, i Delegati delle Chiese cristiane, riuniti nell’Assemblea Ecumenica di Basilea 1989, vollero riportare, nel Documento Finale, il seguente monito equiparabile ad un Comandamento divino: “Le Chiese considerino uno scandalo ed un crimine il danno irreversibile che continua ad essere perpetrato ai danni dell’ambiente…”.
Perché l’ambiente è il Creato, e riflette la magnificenza e l’immensità del Creatore.