A Roseto la deriva petrolifera
In data 12 febbraio 2010, il Ministero dello Sviluppo Economico ha scritto una lettera alla Regione Abruzzo per comunicare la ripresa del procedimento denominato Villa Mazzarosa, senza nemmeno attendere la pronuncia della Corte Costituzionale, dopo che il Governo ha impugnato anche la seconda legge regionale anti-petrolio.
Prossima tappa la convocazione della Conferenza dei Servizi e poi è previsto il Decreto di Conferimento del permesso di ricerca di idrocarburi alla società Medoil Gas Italia, titolare del medesimo progetto.
L’area interessata dalle ricerche e coltivazioni petrolifere, pari a 13,4 Kmq., inizia dal confine sud di Cologna Spiaggia, attraversa buona parte della Riserva naturale Borsacchio e del territorio rosetano, e termina a Scerne di Pineto. In larghezza si estende dalla battigia fino alla collina.
L’iter procedurale è stato il seguente: 31.3.2006 presentazione dell’istanza, 9.5.2006 avvio del procedimento, 13.12.2006 esame e parere favorevole da parte del Comitato per gli Idrocarburi e la Geotermia, 18.10.2007 comunicazione alla Regione Abruzzo ed al Ministero dell’Ambiente del parere favorevole e del programma di lavoro espresso dal Comitato, 31.3.2009 sospensione dell’attività istruttoria fino al 31 dicembre 2009, 12.2.2010 comunicazione alla Regione Abruzzo della ripresa del programma di lavoro.
Il procedimento denominato Corropoli interessa invece Cologna Spiaggia, e la parte nord della Riserva Borsacchio e di Cologna Paese. Ha un’estensione di 173,2 Kmq., di cui 20,66 Kmq. nelle Marche e 151,64 Kmq. nei Comuni di Alba Adriatica, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Giulianova, Martinsicuro, Mosciano Sant’Angelo, Nereto, Notaresco, Roseto degli Abruzzi, Sant’Omero e Tortoreto.
Il progetto, di cui è titolare la società JKX Italia, è stato presentato il 1° ottobre 2004 e venerdì, 23 aprile 2010, ci sarà la Conferenza dei Servizi, e le conseguenti determinazioni si sostituiranno alle autorizzazioni finali degli usuali procedimenti amministrativi.
Per quanto concerne il Decreto di Conferimento, l’unica nota positiva è contenuta nell’art. 7 della normativa, dove è riportato che, all’interno delle aree protette, l’inizio delle operazioni di ricerca sarà subordinato al rilascio del preventivo nulla osta da parte dell’organismo preposto alla gestione dell’area protetta interessata.
Ne discende che l’Organo di Gestione della Riserva naturale Borsacchio, al fine di salvaguardare le tante peculiarità naturalistiche e paesaggistiche, potrà negare il nulla osta ai progetti Villa Mazzarosa e Corropoli, e potrà inoltre dettare condizioni tali da indurre le società permissionarie a rinunciare, in tutto o in parte, alle loro istanze.
Purtroppo, l’Organo di Gestione della Riserva naturale Borsacchio, che doveva essere nominato entro il termine di 90 giorni dalla data di entrata in vigore della Legge Regionale n. 6 dell’ 8 febbraio 2005, non è stato ancora costituito, grazie al boicottaggio del Comune di Roseto e della Provincia di Teramo.
Ma i nostri Amministratori conoscono almeno le intenzioni della Medoil Gas Italia e della JKX Italia, e le strategie dell’Assomineraria? Evidentemente non le conoscono, ed allora voglio precisare che la Medoil Gas Italia fa parte del gruppo Mediterrean Oil & Gas, quotato alla Borsa di Londra, che, guarda caso, il 27 febbraio 2008 ha acquistato anche la JKX Italia, titolare del progetto Corropoli. Non è quindi un Ente di beneficenza e, dopo aver investito, il fine è quello di fare business per distribuire sostanziosi dividendi agli azionisti.
Per quanto concerne le strategie delle società che ricercano e lavorano gli idrocarburi, posso essere ancor più preciso in quanto ho avuto modo di studiare attentamente i resoconti dell’Assemblea generale dell’Assomineraria, svoltasi a Frascati (Roma) il 30 marzo u.s.
In sintesi, secondo l’Assomineraria, “L’Italia è un paese petrolifero e non lo sa”, “sono state identificate 57 progetti cantierabili che darebbero lavoro a 34.000 addetti per la sola costruzione degli impianti”, “è dunque necessario introdurre misure che semplifichino le procedure autorizzative”. Inoltre, dall’analisi svolta dalla Nomisma Energia, e riportata in Assemblea, si rileva che l’Abruzzo e l’Emilia Romagna sono le regioni che potrebbero consentire la maggiore concentrazione di distretti petroliferi.
Naturalmente, l’Associazione dei petrolieri non fa alcun riferimento alla deriva petrolifera che provocherebbe la perdita di milioni di posti di lavoro esistenti nelle 57 aree cantierabili e zone limitrofe!
Stando così le cose, vorrei rivolgere le seguenti domande all’Amministrazione regionale, all’Amministrazione provinciale di Teramo ed all’Amministrazione comunale di Roseto, che hanno brillato solo per l’inerzia e l’assoluto silenzio, sia sui progetti Villa Mazzarosa e Corropoli e sia sui progetti Cipressi, Colle dei Nidi e Villa Carbone che interessano il rimanente territorio della nostra provincia:
Che fine farà la nostra pesca in un mare inquinato dalle concessioni petrolifere che, nella cartina ministeriale, occupano tutto lo spazio antistante la costa teramana?
Che ne sarà della nostra industria turistica quando i flussi turistici sceglieranno località lontane dalle trivelle in terraferma e dalle piattaforme in mare?
Che succederà alla nostra agricoltura quando i prodotti d.o.c. diventeranno d.o.p., di origine petrolifera?
Quale sarà il tasso di scadimento della decantata qualità della vita, a causa delle ricadute negative ben documentate nel video “Viaggio nei Paesi dell’Ormai” che ha fatto il giro dell’ Abruzzo?
Può darsi che il disastro ambientale procurato in Basilicata, dove i 47 pozzi attivi in Val d’Agri stanno distruggendo le economie locali e la salute dei cittadini, non insegni nulla alle Istituzioni abruzzesi?
La comunità rosetana e quella teramana attendono adesso risposte adeguate e fatti concreti.
Perché la posta in gioco non riguarda soltanto il nostro futuro, ma anche quello dei nostri figli, dei nostri nipoti e delle generazioni che verranno.
Franco Sbrolla
un pensiero al mese
Le religioni che chiamiamo false erano una volta vere.(Ralph Waldo Emerson)
Indipendentemente dalle coalizioni che si andranno a costituire,a quale partito o lista civica darai il tuo voto nelle prossime elezioni amministrative?
giovedì 22 aprile 2010
domenica 18 aprile 2010
Il Piano Regolatore e le sue debolezze
MANIFESTAZIONE IN PIAZZA DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA DEL 18 APRILE : UN SUCCESSO
Nella mattinata di Domenica si è svolta una manifestazione in piazza della Libertà a Roseto.
Organizzata dalla Federazione della Sinistra,dal consigliere comunale Emidio Braca e da un gruppo di cittadini costituitosi in un comitato cittadino, la manifestazione ha finalmente portato all'attenzione dei cittadini il Nuovo Piano Regolatore.
Fin dalla prima mattina le tavole del PRG sono state affisse su speciali cavalletti e i Rosetani si sono ben presto accalcati per vedere cosa prevedeva il piano sia in generale che nel particolare delle zone che interessavano i singoli cittadini.
Per la prima volta i cittadini hanno potuto visionare il futuro che una élite dell'amministrazione ha deciso per loro, per le proprie proprietà e,sopratutto, per il futuro della nostra Cittadina.
I Rosetani hanno risposto numerosi e incuriositi hanno tempestato i tecnici presenti con domande per avere spiegazioni e riuscire così a leggere e valutare direttamente il PRG.
Elemento importantissimo è stato l'apporto di cittadini e uomini politici, di destra e sinistra, che hanno segnalato le proprietà dei nostri amministratori (ovviamente verificheremo attentamente queste segnalazioni) e come verranno influenzate dal loro PRG , elemento vitale visto che ad oggi non sono state presentate le tavole della trasparenza, col dettaglio del coinvolgimento personale dei nostri amministratori nel piano, ed al momento sembra che non siano in programma la compilazione di queste tavole, indispensabili per comprendere se ci sono conflitti di interessi .
Nel complesso i cittadini sono rimasti negativamente sorpresi dalla colata di cemento sulla nostra cittadina e sull'idea di aumentare in pochissimi anni la popolazione del 30% ponendoci le stesse domande che noi stiamo da tempo ed inutilmente rivolgendo alla nostra amministrazione ovvero:
Ma perché 7000 persone devono venire a vivere a Roseto? Dove sono i posti di lavoro? Dove sono le strutture sanitarie? Dove sono le strutture e i pubblici uffici nelle frazioni ? Come si risolve il problema parcheggi? Come si rilancia il turismo?
Nella sostanza Roseto vive molti problemi ed in primo luogo il lavoro e ad oggi i nostri amministratori non hanno realizzato nessun piano per riportare occupazione ed attività a Roseto ne tanto meno un progetto per rilanciare il turismo che da anni manifesta un pesante declino.
L' unica idea manifestata per il futuro di Roseto dal PRG e dalla élite che l'ha ideato è : “Costruire case”... e sperare che qualcuno venga a comprare casa in una città dove manca lavoro per i giovani e non, servizi per i cittadini e dove il turismo è in netto declino.
Visto il successo e le non mantenute promesse dell'amministrazione di portare all'attenzione dei cittadini il piano , replicheremo l'iniziativa ogni domenica mattina in Piazza Della Libertà a Roseto esponendo il nuovo PRG ed aiutando i cittadini a comprenderlo, facendoli così partecipare realmente alla costruzione del futuro della nostra città che ad oggi per noi e per i rosetani deve essere salvato dalla speculazione edilizia e dal partito del mattone.
C'è chi parla di partecipazione con i cittadini e c'è chi vive e partecipa realmente in piazza con la cittadinanza, noi abbiamo da tempo scelto la seconda strada ed ogni Domenica saremo in strada a dimostrarlo.
Marco Borgatti Portavoce Federazione Della Sinistra
Nella mattinata di Domenica si è svolta una manifestazione in piazza della Libertà a Roseto.
Organizzata dalla Federazione della Sinistra,dal consigliere comunale Emidio Braca e da un gruppo di cittadini costituitosi in un comitato cittadino, la manifestazione ha finalmente portato all'attenzione dei cittadini il Nuovo Piano Regolatore.
Fin dalla prima mattina le tavole del PRG sono state affisse su speciali cavalletti e i Rosetani si sono ben presto accalcati per vedere cosa prevedeva il piano sia in generale che nel particolare delle zone che interessavano i singoli cittadini.
Per la prima volta i cittadini hanno potuto visionare il futuro che una élite dell'amministrazione ha deciso per loro, per le proprie proprietà e,sopratutto, per il futuro della nostra Cittadina.
I Rosetani hanno risposto numerosi e incuriositi hanno tempestato i tecnici presenti con domande per avere spiegazioni e riuscire così a leggere e valutare direttamente il PRG.
Elemento importantissimo è stato l'apporto di cittadini e uomini politici, di destra e sinistra, che hanno segnalato le proprietà dei nostri amministratori (ovviamente verificheremo attentamente queste segnalazioni) e come verranno influenzate dal loro PRG , elemento vitale visto che ad oggi non sono state presentate le tavole della trasparenza, col dettaglio del coinvolgimento personale dei nostri amministratori nel piano, ed al momento sembra che non siano in programma la compilazione di queste tavole, indispensabili per comprendere se ci sono conflitti di interessi .
Nel complesso i cittadini sono rimasti negativamente sorpresi dalla colata di cemento sulla nostra cittadina e sull'idea di aumentare in pochissimi anni la popolazione del 30% ponendoci le stesse domande che noi stiamo da tempo ed inutilmente rivolgendo alla nostra amministrazione ovvero:
Ma perché 7000 persone devono venire a vivere a Roseto? Dove sono i posti di lavoro? Dove sono le strutture sanitarie? Dove sono le strutture e i pubblici uffici nelle frazioni ? Come si risolve il problema parcheggi? Come si rilancia il turismo?
Nella sostanza Roseto vive molti problemi ed in primo luogo il lavoro e ad oggi i nostri amministratori non hanno realizzato nessun piano per riportare occupazione ed attività a Roseto ne tanto meno un progetto per rilanciare il turismo che da anni manifesta un pesante declino.
L' unica idea manifestata per il futuro di Roseto dal PRG e dalla élite che l'ha ideato è : “Costruire case”... e sperare che qualcuno venga a comprare casa in una città dove manca lavoro per i giovani e non, servizi per i cittadini e dove il turismo è in netto declino.
Visto il successo e le non mantenute promesse dell'amministrazione di portare all'attenzione dei cittadini il piano , replicheremo l'iniziativa ogni domenica mattina in Piazza Della Libertà a Roseto esponendo il nuovo PRG ed aiutando i cittadini a comprenderlo, facendoli così partecipare realmente alla costruzione del futuro della nostra città che ad oggi per noi e per i rosetani deve essere salvato dalla speculazione edilizia e dal partito del mattone.
C'è chi parla di partecipazione con i cittadini e c'è chi vive e partecipa realmente in piazza con la cittadinanza, noi abbiamo da tempo scelto la seconda strada ed ogni Domenica saremo in strada a dimostrarlo.
Marco Borgatti Portavoce Federazione Della Sinistra
domenica 11 aprile 2010
Il PCL fortemente critico sulla bozza di PRG presentata dal Partito Democratico
IL Partito Comunista dei Lavoratori sulla "bozza" di Piano Regolatore
Dopo più di dieci anni di gestazione e praticamente alle soglie della prossima consultazione elettorale, l’Amministrazione a guida PD (si fa per dire, perché, guardando il prg sorge legittimo il dubbio su chi effettivamente guidi) tira fuori dal cassetto una bozza di prg redatta sulla base di un Piano strutturale strategico redatto qualche anno fa e, considerati gli avvenimenti e gli scovolgimenti tanto dell’economia quanto del quadro politico nazionale, decisamente inattuale oltre che infondato. Così come lo stesso prg presentato in bozza.
Inattuale perché di fronte alla crisi dell’occupazione prefigura un ulteriore ciclo di speculazioni edilizie, quindi di arricchimento “gratuito” a pochi palazzinari - si possono contare sulle dita di una mano-, anziché dirigere la “sviluppo” verso processi di ridistribuzione dei redditi e, conseguentemente, di ripresa dei consumi.
Inattuale perché punterebbe ad una crescita urbana e ad ulteriori consumi di territorio in un momento in cui la crisi ambientale assume drammaticità planetaria ed indica la necessità di mettere in atto strategie di decrescita e di tutela del territorio non antropizzato.
Inattuale perché, pur di fronte all’arroganza politica con cui i poteri economici ed imprenditoriali stanno imponendo un drastico ridimensionamento dei diritti e delle facoltà dei lavoratori, dei consumatori, dei cittadini, finanche delle forze politiche di opposizione, prefigura agevolazioni all’accumulo di capitali ingenti e, di conseguenza, alla crescita di poteri che nulla avrebbero a che fare con i lavoratori se non perseguissero un loro sempre più feroce sfruttamento. Con la complicità e la partecipazione istituzionale, s’intende, di quei poteri finanziarii che nella speculazione, piuttosto che nella produzione, trovano alimento per l’accumulazione di ricchezze ingenti interamente sottratte al controllo sociale
( non è una novità quanto denaro “in nero” nelle transazioni immobiliari ).
Inattuale perché, malgrado le istanze provenienti da operatori e cittadini, non è in grado di configurare quell’adattamento al turismo di cui si dice essere fra le risorse più importanti del territorio rosetano. Come interpretare, diversamente, la preponderanza di peso che il prg dà alll’edilizia abitativa?
A meno che l’Amministrazione non intenda, per incentivazione del turismo, l’aumento del numero delle camere da affittare, e questo, per la verità, potrebbe essere in un paese che non ha ambienti per mostre d’arte o per custodire degnamente - non diremo proteggere, poi - le opere di Pasquale Celommi e che chiede il pagamento di ticket per l’uso di una sala per conferenze mentre favorisce l’evasione fiscale di qualche amico.
Inattuale, infine perché non tiene conto di come oggi il sistema delle comunicazioni e delle informazioni possa rendere immediatamente visibili ai cittadini il fatto che il prg premierebbe sopratutto i soliti noti e che la manovra della presentazione ad un anno dalle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale –dopo più di dieci anni di occultamenti ed omissioni- non allude ad altro che all’apertura di un mercato dove le aree si possano scambiare con i voti. Niente di originale neanche in questo, peraltro, chè abbiamo già visto lo stesso film.
Potremmo, per questo, anche consolarci pensando che questa Amministrazione non abbia serie intenzioni di varare quel prg, ma resta l’amarezza per una politica ridotta al mal-affare e per l’attacco subdolo che questa Amministrazione, che si dice democratica, porta agli interessi di cittadini e lavoratori.
Ma l’aspetto grave, anche sotto il profilo della correttezza istituzionale, è che la bozza di piano non è suffragata da dati certi sulla previsione demografica né sulla consistenza del patrimonio edilizio esistente.
In questo sta la sua infondatezza essenziale.
Nella presentazione della bozza ai tecnici di Roseto degli Abruzzi, il redattore arch. Nigro, pressato da qualche domanda nel merito, ha detto che la previsione di incremento demografico, cinquemila abitanti - pari a circa il 18 % della popolazione attuale - sarebbe il portato di una accresciuta “appetibilità” del vivere a Roseto per i vantaggi di servizi e piacevolezze varie messi in atto con la esecuzione del piano. Come dire che il piano troverebbe al proprio interno la propria fondazione, la propria ragion d’essere: una tautologia fatta realtà.
Una previsione di immigrazione interna con accentuazione dello squilibrio territoriale che già penalizza le aree dell’entroterra sarebbe, peraltro, un bell’autogol per un pianificatore di prestigio.
Noi gli diamo grazia, oggi, di un errore così vistoso e crediamo che abbia voluto semplicemente occultare una scelta di speculazione per la speculazione.
L’unico fatto certo, a riguardo della situazione demografica in atto, è che le scuole materne ed elementari perdono iscritti.
Vorremmo, invece, un piano che fermi l’aggressione alle aree libere che salvaguardasse il territorio, che consentisse di produrre lavoro ed occupazione attraverso la riqualificazione del patrimonio esistente e , per quanto possibile, al riparo dalla produzione di rendite speculative, che limitasse i nuovi interventi ai completamenti di zone dequalificate con servizi e residenze di edilizia popolare e convenzionata, che riodinasse ed integrasse i servizi e le strutture funzionali allo sviluppo turistico anche includendo nelle aree di pregio, dopo anni di insulsi ottusi ostacoli, la Riserva naturale guidata del Borsacchio, ma soprattutto vorremmo un piano realmente partecipato – perché la partecipazione non è la comunicazione di cose fatte, ma la consultazione preliminare ed in corso d’opera - con l’intervento delle associazioni dei lavoratori, delle forze politiche, dei cittadini, delle associazioni culturali e dei produttori.
Per questo avvieremo una campagna di pubblicizzazione della bozza di piano, di denuncia dei progetti di speculazione e dei soggetti implicati che renda chiaro, ai cittadini tutti, in che modo un’Amministrazione ipocrita e suddita di interessi reazionari tuteli i loro interessi.
Emilio de Grazia, portavoce del Partito comunista dei lavoratori
Dopo più di dieci anni di gestazione e praticamente alle soglie della prossima consultazione elettorale, l’Amministrazione a guida PD (si fa per dire, perché, guardando il prg sorge legittimo il dubbio su chi effettivamente guidi) tira fuori dal cassetto una bozza di prg redatta sulla base di un Piano strutturale strategico redatto qualche anno fa e, considerati gli avvenimenti e gli scovolgimenti tanto dell’economia quanto del quadro politico nazionale, decisamente inattuale oltre che infondato. Così come lo stesso prg presentato in bozza.
Inattuale perché di fronte alla crisi dell’occupazione prefigura un ulteriore ciclo di speculazioni edilizie, quindi di arricchimento “gratuito” a pochi palazzinari - si possono contare sulle dita di una mano-, anziché dirigere la “sviluppo” verso processi di ridistribuzione dei redditi e, conseguentemente, di ripresa dei consumi.
Inattuale perché punterebbe ad una crescita urbana e ad ulteriori consumi di territorio in un momento in cui la crisi ambientale assume drammaticità planetaria ed indica la necessità di mettere in atto strategie di decrescita e di tutela del territorio non antropizzato.
Inattuale perché, pur di fronte all’arroganza politica con cui i poteri economici ed imprenditoriali stanno imponendo un drastico ridimensionamento dei diritti e delle facoltà dei lavoratori, dei consumatori, dei cittadini, finanche delle forze politiche di opposizione, prefigura agevolazioni all’accumulo di capitali ingenti e, di conseguenza, alla crescita di poteri che nulla avrebbero a che fare con i lavoratori se non perseguissero un loro sempre più feroce sfruttamento. Con la complicità e la partecipazione istituzionale, s’intende, di quei poteri finanziarii che nella speculazione, piuttosto che nella produzione, trovano alimento per l’accumulazione di ricchezze ingenti interamente sottratte al controllo sociale
( non è una novità quanto denaro “in nero” nelle transazioni immobiliari ).
Inattuale perché, malgrado le istanze provenienti da operatori e cittadini, non è in grado di configurare quell’adattamento al turismo di cui si dice essere fra le risorse più importanti del territorio rosetano. Come interpretare, diversamente, la preponderanza di peso che il prg dà alll’edilizia abitativa?
A meno che l’Amministrazione non intenda, per incentivazione del turismo, l’aumento del numero delle camere da affittare, e questo, per la verità, potrebbe essere in un paese che non ha ambienti per mostre d’arte o per custodire degnamente - non diremo proteggere, poi - le opere di Pasquale Celommi e che chiede il pagamento di ticket per l’uso di una sala per conferenze mentre favorisce l’evasione fiscale di qualche amico.
Inattuale, infine perché non tiene conto di come oggi il sistema delle comunicazioni e delle informazioni possa rendere immediatamente visibili ai cittadini il fatto che il prg premierebbe sopratutto i soliti noti e che la manovra della presentazione ad un anno dalle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale –dopo più di dieci anni di occultamenti ed omissioni- non allude ad altro che all’apertura di un mercato dove le aree si possano scambiare con i voti. Niente di originale neanche in questo, peraltro, chè abbiamo già visto lo stesso film.
Potremmo, per questo, anche consolarci pensando che questa Amministrazione non abbia serie intenzioni di varare quel prg, ma resta l’amarezza per una politica ridotta al mal-affare e per l’attacco subdolo che questa Amministrazione, che si dice democratica, porta agli interessi di cittadini e lavoratori.
Ma l’aspetto grave, anche sotto il profilo della correttezza istituzionale, è che la bozza di piano non è suffragata da dati certi sulla previsione demografica né sulla consistenza del patrimonio edilizio esistente.
In questo sta la sua infondatezza essenziale.
Nella presentazione della bozza ai tecnici di Roseto degli Abruzzi, il redattore arch. Nigro, pressato da qualche domanda nel merito, ha detto che la previsione di incremento demografico, cinquemila abitanti - pari a circa il 18 % della popolazione attuale - sarebbe il portato di una accresciuta “appetibilità” del vivere a Roseto per i vantaggi di servizi e piacevolezze varie messi in atto con la esecuzione del piano. Come dire che il piano troverebbe al proprio interno la propria fondazione, la propria ragion d’essere: una tautologia fatta realtà.
Una previsione di immigrazione interna con accentuazione dello squilibrio territoriale che già penalizza le aree dell’entroterra sarebbe, peraltro, un bell’autogol per un pianificatore di prestigio.
Noi gli diamo grazia, oggi, di un errore così vistoso e crediamo che abbia voluto semplicemente occultare una scelta di speculazione per la speculazione.
L’unico fatto certo, a riguardo della situazione demografica in atto, è che le scuole materne ed elementari perdono iscritti.
Vorremmo, invece, un piano che fermi l’aggressione alle aree libere che salvaguardasse il territorio, che consentisse di produrre lavoro ed occupazione attraverso la riqualificazione del patrimonio esistente e , per quanto possibile, al riparo dalla produzione di rendite speculative, che limitasse i nuovi interventi ai completamenti di zone dequalificate con servizi e residenze di edilizia popolare e convenzionata, che riodinasse ed integrasse i servizi e le strutture funzionali allo sviluppo turistico anche includendo nelle aree di pregio, dopo anni di insulsi ottusi ostacoli, la Riserva naturale guidata del Borsacchio, ma soprattutto vorremmo un piano realmente partecipato – perché la partecipazione non è la comunicazione di cose fatte, ma la consultazione preliminare ed in corso d’opera - con l’intervento delle associazioni dei lavoratori, delle forze politiche, dei cittadini, delle associazioni culturali e dei produttori.
Per questo avvieremo una campagna di pubblicizzazione della bozza di piano, di denuncia dei progetti di speculazione e dei soggetti implicati che renda chiaro, ai cittadini tutti, in che modo un’Amministrazione ipocrita e suddita di interessi reazionari tuteli i loro interessi.
Emilio de Grazia, portavoce del Partito comunista dei lavoratori
La Federazione della Sinistra sulla bozza del PRG a Roseto
La bozza del del nuovo Piano Regolatore, realizzato dal prof. Nigro, sembra essere una chiara espressione del cosiddetto "partito del Mattone" .
Seppur presenti dei punti condivisibili il motore propulsivo di tale strumento sembra essere ancora una volta la speculazione edilizia.
In primo luogo dobbiamo evidenziare la previsione di crescita demografica e il conseguente aumento di abitazioni.
La "bozza" prevede, nel giro di pochi anni, un aumento demografico di 7000 persone.
Ricordiamo che negli ultimi 15 anni la popolazione è aumentata considerevolmente, ovvero un di circa 1500 unità.
Ora gli "esperti" prevedono n aumento vicino al 30% della popolazione totale di Roseto in pochi anni.
Ma perchè 7000 persone dovrebbero venire a vivere a Roseto? Dove troveranno lavoro? Dove sono le industrie?Dove sono le infrastrutture e i pubblici servizi per gestire un simile aumento di popolazione?
Come è possibile che una amministrazione decida di aumentare la popolazione senza programmare un piano che porti ciò che manca a Roseto, ovvero il lavoro , case a prezzi accessibili per le giovani coppie, case popolari ,una soluzione per il problema parcheggio,la dislocazione degli uffici pubblici nelle frazioni,il potenziamento del distretto saitario ecc ecc.
Roseto corre il rischio di ripercorrere gli errori urbanistici fatti da città a noi vicine che oggi, per aver aumentato senza criterio il numero di abitazioni,si trovano a dover fronteggiare enormi problemi di prostituzione e criminalità.
Come possono prevedere un simile aumento demografico quando il futuro di Roseto, ovvero i giovani, ogni giorno si chiedono perchè restare a Roseto?
Cosa prevede per il futuro della nostra città la nostra amministrazione oltre al cemento?
Dove sono i piani per portare lavoro e i servizi degni un paese civile di cui ogni cittadino ha diritto?
La bozza realizzata è frutto di un solo gruppo politico cosa di per se già strana,anche per Roseto,visto che perfino il precedente piano regolatore,quello ancora in vigore, è il frutto dello studio e del lavoro di tecnici appartenenti a "culture politiche" diverse che hanno lavorato insieme per individuare il futuro urbano di Roseto.
Troviamo gravissimo la totale mancanza del confronto con la cittadinanza che mai è stata ascoltata, nota molto negativa per una amministrazione di centrosinistra.
Inoltre i tempi per la presentazione del piano,proprio a ridosso delle elezioni comunali, creano molti dubbi morali.
Dubbi che vengono ancora alimentati dalla creazione di un ufficio apposito per accogliere le osservazioni e richieste singolarmente fuggendo dai pubblici incontri proprio a ridosso delle elezioni comunali.
A nostro avviso la partecipazione e la democrazia impongono come prima tappa l'ascolto della cittadinanza e solo dopo realizzare una bozza che vada incontro alle esigenze presentate.
Se ciò sia frutto di una espressa volontà,del caso o di altro non sta a noi giudicarlo ma a ogni singolo cittadino ed alla sua coscienza, a noi spetta solo ricordare ai nostri amministratori che,per chi si definisce di sinistra, far politica significa lavorar per le persone e con le persone.
Nello specifico il Piano presentato ha molti punti che sollevano forti dubbi.
La federazione della Sinistra sta promuovendo incontri con tecnici di tutti gli schieramenti politici (IDV,SEL,Verdi e perfino liberi professionisti e tesserati del PD ),associazioni e liberi cittadini di destra e di sinistra, per valutare attentamente e studiare nello specifico la bozza che verrà 'presentata in consiglio.
Dubbi sorgono sul futuro delle frazioni,dello sviluppo turistico, dell'occupazione, dubbi su una pedecollinare che passa attraverso zone ad elevato rischio idrogeologico e tutta una serie di dubbi che porteremo nello specifico in riunioni pubbliche con i cittadini e prossimamente in piazza,con una manifestazione dove renderemo davvero pubblica la Bozza di Piano esponendo le tavole con indicati tutti i "dubbi" che stanno nascendo da questi incontri annotando tutte le osservazioni che i cittadini avranno da fare elaborando in un secondo momento, con tecnici di rinomata fama ed attendibilità,tutte le soluzioni alle problematiche sollevate portandole in consiglio e lì vedremo chi seguirà gli interessi dei cittadini.
Seppur presenti dei punti condivisibili il motore propulsivo di tale strumento sembra essere ancora una volta la speculazione edilizia.
In primo luogo dobbiamo evidenziare la previsione di crescita demografica e il conseguente aumento di abitazioni.
La "bozza" prevede, nel giro di pochi anni, un aumento demografico di 7000 persone.
Ricordiamo che negli ultimi 15 anni la popolazione è aumentata considerevolmente, ovvero un di circa 1500 unità.
Ora gli "esperti" prevedono n aumento vicino al 30% della popolazione totale di Roseto in pochi anni.
Ma perchè 7000 persone dovrebbero venire a vivere a Roseto? Dove troveranno lavoro? Dove sono le industrie?Dove sono le infrastrutture e i pubblici servizi per gestire un simile aumento di popolazione?
Come è possibile che una amministrazione decida di aumentare la popolazione senza programmare un piano che porti ciò che manca a Roseto, ovvero il lavoro , case a prezzi accessibili per le giovani coppie, case popolari ,una soluzione per il problema parcheggio,la dislocazione degli uffici pubblici nelle frazioni,il potenziamento del distretto saitario ecc ecc.
Roseto corre il rischio di ripercorrere gli errori urbanistici fatti da città a noi vicine che oggi, per aver aumentato senza criterio il numero di abitazioni,si trovano a dover fronteggiare enormi problemi di prostituzione e criminalità.
Come possono prevedere un simile aumento demografico quando il futuro di Roseto, ovvero i giovani, ogni giorno si chiedono perchè restare a Roseto?
Cosa prevede per il futuro della nostra città la nostra amministrazione oltre al cemento?
Dove sono i piani per portare lavoro e i servizi degni un paese civile di cui ogni cittadino ha diritto?
La bozza realizzata è frutto di un solo gruppo politico cosa di per se già strana,anche per Roseto,visto che perfino il precedente piano regolatore,quello ancora in vigore, è il frutto dello studio e del lavoro di tecnici appartenenti a "culture politiche" diverse che hanno lavorato insieme per individuare il futuro urbano di Roseto.
Troviamo gravissimo la totale mancanza del confronto con la cittadinanza che mai è stata ascoltata, nota molto negativa per una amministrazione di centrosinistra.
Inoltre i tempi per la presentazione del piano,proprio a ridosso delle elezioni comunali, creano molti dubbi morali.
Dubbi che vengono ancora alimentati dalla creazione di un ufficio apposito per accogliere le osservazioni e richieste singolarmente fuggendo dai pubblici incontri proprio a ridosso delle elezioni comunali.
A nostro avviso la partecipazione e la democrazia impongono come prima tappa l'ascolto della cittadinanza e solo dopo realizzare una bozza che vada incontro alle esigenze presentate.
Se ciò sia frutto di una espressa volontà,del caso o di altro non sta a noi giudicarlo ma a ogni singolo cittadino ed alla sua coscienza, a noi spetta solo ricordare ai nostri amministratori che,per chi si definisce di sinistra, far politica significa lavorar per le persone e con le persone.
Nello specifico il Piano presentato ha molti punti che sollevano forti dubbi.
La federazione della Sinistra sta promuovendo incontri con tecnici di tutti gli schieramenti politici (IDV,SEL,Verdi e perfino liberi professionisti e tesserati del PD ),associazioni e liberi cittadini di destra e di sinistra, per valutare attentamente e studiare nello specifico la bozza che verrà 'presentata in consiglio.
Dubbi sorgono sul futuro delle frazioni,dello sviluppo turistico, dell'occupazione, dubbi su una pedecollinare che passa attraverso zone ad elevato rischio idrogeologico e tutta una serie di dubbi che porteremo nello specifico in riunioni pubbliche con i cittadini e prossimamente in piazza,con una manifestazione dove renderemo davvero pubblica la Bozza di Piano esponendo le tavole con indicati tutti i "dubbi" che stanno nascendo da questi incontri annotando tutte le osservazioni che i cittadini avranno da fare elaborando in un secondo momento, con tecnici di rinomata fama ed attendibilità,tutte le soluzioni alle problematiche sollevate portandole in consiglio e lì vedremo chi seguirà gli interessi dei cittadini.
venerdì 2 aprile 2010
La PRovincia nomini il Comitato di Gestione della Riserva del Borsacchio!
LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA TORNA IN PIAZZA A ROSETO PER RACCOGLIERE FIRME PER LA RISERVA BORSACCHIO
Purtroppo ormai siamo in una totale situazione di inerzia politica per quanto riguarda la vicenda della Riserva Borsacchio.
Tutti i disagi che stanno avvertendo i residenti all'interno della riserva guidata nascono non dal fatto che esiste una riserva, ma dalla situazione di stallo causato dai nostri amministratori che a tutt'oggi non sono stati in grado nè di approvare il Piano di assetto Naturalistico nè un Comitato di Gestione .
Vivere all'interno di una riserva non vuol dire privare i residenti dei diritti che ogni cittadino italiano possiede.
All'interno di una riserva esistono case,attività commerciali ,strade e posso essere fatti degli interventi sempre che esistano delle regole, un PAN , ed un organo che valuti , il Comitato di Gestione, in assenza di questi norme transitorie bloccano il territorio .
Non è la riserva che crea disagi quindi ma l'incapacità dei nostri amministratori che non sono riusciti a nominare un comitato di gestione ed approvare un PAN.
Contemporaneamente si perde la possibilità di dar lustro alla nostra cittadina con una zona di così elevato pregio ambientale che porterebbe enormi benefici in termini di turismo ed occupazione.
Ogni anno che la riserva rimane bloccata vuol dire rinunciare a numerosi e cospicui finanziamenti regionali ed europei per attivare e gestire la riserva e creare un indotto occupazionale stabile.
Per questo lanceremo a breve una raccolta di firme da consegnare al presidente della Provincia per far partire l'organo di gestione della Riserva Borsacchio e superare così uno stallo incomprensibile da parte dei nostri amministratori comunali e provinciali.
Chiediamo a Valter Catarra e a tutti gli organi competenti che la Provincia faccia nascere al più presto l'organo che deve presiedere alla riserva.
Ci muoveremo in collaborazione con il WWF Abruzzo che da tempo sta lottando per far partire la riserva.
Non è più tempo di aspettare, a prevedere l'organo di gestione è la stessa legge istitutiva del 2005, che aveva dato a Roseto il pallino della nascita della riserva anche attraverso la costituzione dell'organo di gestione. Per i ritardi del comune, la Regione decise di passare la questione alla Provincia.
Chiediamo che la Provincia nomini al più presto un organo che sia prettamente tecnico, fatto di persone competenti e fuori dai ragionamenti politici e partitici, e faremo appello a tutte i comitati cittadini e le associazioni ambientaliste.
La riserva è ancora al palo. Si sono persi finanziamenti regionali e comunitari per centinaia di migliaia di euro. Tutto denaro che sarebbe entrato in circolo nel tessuto rosetano, magari anche richiamando cervelli da altre parti d'Italia in grado di elaborare progetti per un turismo verde e alternativo, l'unico che secondo tutti gli esperti ad oggi è e sarà ancora di più in futuro in fase di espansione. Già sono stati troppi i ritardi
MARCO BORGATTI PORTAVOCE FEDERAZIONE DELLA SINISTRA ROSETO
Purtroppo ormai siamo in una totale situazione di inerzia politica per quanto riguarda la vicenda della Riserva Borsacchio.
Tutti i disagi che stanno avvertendo i residenti all'interno della riserva guidata nascono non dal fatto che esiste una riserva, ma dalla situazione di stallo causato dai nostri amministratori che a tutt'oggi non sono stati in grado nè di approvare il Piano di assetto Naturalistico nè un Comitato di Gestione .
Vivere all'interno di una riserva non vuol dire privare i residenti dei diritti che ogni cittadino italiano possiede.
All'interno di una riserva esistono case,attività commerciali ,strade e posso essere fatti degli interventi sempre che esistano delle regole, un PAN , ed un organo che valuti , il Comitato di Gestione, in assenza di questi norme transitorie bloccano il territorio .
Non è la riserva che crea disagi quindi ma l'incapacità dei nostri amministratori che non sono riusciti a nominare un comitato di gestione ed approvare un PAN.
Contemporaneamente si perde la possibilità di dar lustro alla nostra cittadina con una zona di così elevato pregio ambientale che porterebbe enormi benefici in termini di turismo ed occupazione.
Ogni anno che la riserva rimane bloccata vuol dire rinunciare a numerosi e cospicui finanziamenti regionali ed europei per attivare e gestire la riserva e creare un indotto occupazionale stabile.
Per questo lanceremo a breve una raccolta di firme da consegnare al presidente della Provincia per far partire l'organo di gestione della Riserva Borsacchio e superare così uno stallo incomprensibile da parte dei nostri amministratori comunali e provinciali.
Chiediamo a Valter Catarra e a tutti gli organi competenti che la Provincia faccia nascere al più presto l'organo che deve presiedere alla riserva.
Ci muoveremo in collaborazione con il WWF Abruzzo che da tempo sta lottando per far partire la riserva.
Non è più tempo di aspettare, a prevedere l'organo di gestione è la stessa legge istitutiva del 2005, che aveva dato a Roseto il pallino della nascita della riserva anche attraverso la costituzione dell'organo di gestione. Per i ritardi del comune, la Regione decise di passare la questione alla Provincia.
Chiediamo che la Provincia nomini al più presto un organo che sia prettamente tecnico, fatto di persone competenti e fuori dai ragionamenti politici e partitici, e faremo appello a tutte i comitati cittadini e le associazioni ambientaliste.
La riserva è ancora al palo. Si sono persi finanziamenti regionali e comunitari per centinaia di migliaia di euro. Tutto denaro che sarebbe entrato in circolo nel tessuto rosetano, magari anche richiamando cervelli da altre parti d'Italia in grado di elaborare progetti per un turismo verde e alternativo, l'unico che secondo tutti gli esperti ad oggi è e sarà ancora di più in futuro in fase di espansione. Già sono stati troppi i ritardi
MARCO BORGATTI PORTAVOCE FEDERAZIONE DELLA SINISTRA ROSETO
lunedì 29 marzo 2010
Roseto e l’interminabile storia della Riserva naturale Borsacchio
Capitolo 2: Giuseppe Devincenzi, la casa verde, la villa, la Cantina e il parco a mare
Tra le poche costruzioni che mutarono l’aspetto del tratto di costa, che va da Cologna spiaggia al torrente Borsacchio, sono degne di menzione la casa Mataloni, la villa Devincenzi e la Cantina.
La prima, mitica “casa verde”, per noi ragazzi rappresentava la frontiera, l’ultimo fortino prima dell’ignoto. E mentre oggi le mareggiate la circondano completamente, gli anziani raccontavano che lì davanti, dove il mare ha eroso i terreni per più di 50 metri, si estendevano rigogliosi vigneti. La villa, l’attigua Cantina (con la famosa botte da 1000 ettolitri) e il parco a mare ci ricordano il senatore Giuseppe Devincenzi, agronomo versatile, patriota e uomo politico, che operò unitamente a Silvio Spaventa, Camillo Benso conte di Cavour e Marco Minghetti, e fu più volte ministro durante il regno di Vittorio Emanuele II. Avendolo nominato, non posso adesso esimermi dal tracciare un sintetico profilo di questo poliedrico personaggio.
Giuseppe Devincenzi (1814-1903), nato a Notaresco in una famiglia borghese con vasti possedimenti dalla Marina di Montepagano alle colline teramane, studiò prima a Teramo e poi all’Università di Napoli. Seguì la scuola di lettere dello scrittore purista Basilio Puoti ed ebbe come compagni di studio Luigi Settembrini e Francesco De Sanctis. Attratto dall’Agronomia, intervenne ai Congressi scientifici di Milano e Napoli e fu chiamato a far parte dell’ Accademia delle Scienze.
Nel 1848, eletto deputato e Segretario del Parlamento napoletano, manifestò idee liberali e fu uno dei firmatari della protesta per lo sgombero forzato della sede istituzionale di Monteoliveto, durante i sanguinosi moti popolari del 15 e 16 maggio contro il re Ferdinando II di Borbone.
Condannato dalla Corte criminale a 24 anni di ferri duri, andò esule in Francia, e poi in Inghilterra, dove conobbe e frequentò tre grandi uomini politici menzionati nell’Enciclopedia Europea: William Ewart Gladstone, Henry John Temple Palmerston e John Russel .
Tornò in Patria dopo 12 anni e collaborò attivamente con Cavour all’impresa napoletana. Portò la Commissione Abruzzese ad Ancona da Vittorio Emanuele II e accompagnò il re all’incontro di Teano con Giuseppe Garibaldi, facendo gli onori di casa quando, il 16 ottobre 1860, il corteo reale passò sotto l’arco di trionfo eretto vicino alla sua villa. Successivamente, a Napoli, durante la Luogotenenza Farini, gli fu assegnato il dicastero dell’Agricoltura, e poi quello dei Lavori Pubblici.
Eletto deputato nel 1861, fu Ministro dei Lavori Pubblici nel 1867 e dal 1871 al 1873.
Nominato Colonnello dello Stato Maggiore di Vittorio Emanuele II e Commissario Generale per l’Italia all’Esposizione Internazionale di Londra nel 1862, fu in seguito il fondatore e patrono del Regio Museo Industriale Italiano di Torino, organizzò il trasferimento dello Stato Sabaudo da Firenze a Roma nel 1871 e diede un forte impulso alla viabilità ed alla bonifica delle zone paludose.
Da senatore, e poi da Ministro, iniziò a progettare una ferrovia che dalla Marina di Montepagano doveva raggiungere L’Aquila e Roma attraverso la vallata del Vomano, ma la netta opposizione di un altro parlamentare, Franceso Sebastiani di Montorio al Vomano, che era invece favorevole alla costruzione della Giulianova-Teramo-L’Aquila-Roma, lo indusse ad accantonare il suo progetto.
Di vasta cultura filosofica ed umanistica, la sua prima scienza fu però quella dei campi e scrisse diverse opere finalizzate al miglioramento dell’agricoltura. Politicamente Giuseppe Devincenzi si schierò con la Destra storica: seguace ed amico di Cavour e di Minghetti, ebbe come competitori nei Collegi di elezione il medico-patriota Ciro Romualdi e Giuseppe Garibaldi.
Nel 1873, in seguito ad un voto di sfiducia della Camera durante il dibattito sulla nuova linea ferrata Roma-Gaeta-Napoli, rassegnò le dimissioni da Ministro e si ritirò a vita privata, anche per seguire da vicino la nipote Maddalena, rimasta orfana nel 1872 dopo la morte del padre Giovanni, già sindaco di Notaresco e fratello del senatore.
Come agronomo, e facendo tesoro dell’esperienza acquisita in Francia ed Inghilterra, applicò nei suoi poderi l’aratura meccanica a forza idraulica, introdusse la coltura dell’erba sulla da sovescio, costruì le prime bigattiere per la bachicoltura e realizzò la Cantina (stabilimento enologico tipicamente francese) ed altre innovazioni che rivelano la sua genialità.
Dietro la villa Devincenzi, chiamata poi Mazzarosa in quanto la nipote sposò il marchese Antonio Mazzarosa di Lucca, fa ancora bella mostra di sé un altro importante cimelio, il casello ferroviario che fungeva da stazione per consentire al ministro un più facile e veloce collegamento con le sedi istituzionali e governative. E bene ha fatto il Comitato pro-Riserva Borsacchio, durante gli incontri per il “Piano d’area della media e bassa Valle del Tordino”, a chiedere il ripristino di quel casello.
C’è infatti un treno che sembra fatto apposta per fermarsi davanti a quella “stazione storica”: il Treno della Valle, colorato, allegro e vacanziero, che collega, nel periodo primavera-estate, l’Adriatico alla Valle del Sangro, e che porta turisti e scolaresche a visitare ed ammirare un campionario inestimabile di paesaggi abruzzesi (costieri, collinari, lacustri, boschivi e montani).
E una fermata nel cuore della Riserva naturale Borsacchio potrebbe rendere ancor più mirabile la stupenda vetrina inserita nel percorso ecoturistico.
Riguardo poi alle peculiarità del parco a mare Devincenzi, ridenominato anch’esso Mazzarosa e antesignano della Riserva naturale Borsacchio, così si è espresso il professor Giovanni Pacioni: “ E’ l’unico ambiente costiero della Regione Abruzzo con la serie di vegetazione psammofila, dalla duna pioniera ad un retroduna consolidato con preziosi endemismi vegetali, anche secolari, di Leccio (Quercus ilex) e Pino d’Aleppo (Pinus halepensis). All’interno della superficie non ancora devastata sono state rilevate ben cinque specie di notevole importanza fitogeografica per l’estrema rarefazione lungo la costa dell’intero Adriatico italiano: il “giglio di mare” (Pancratium maritimum), la splendida Calystegia soldanella, Polygonum maritimum, Verbascum niveum garganicum e Iris fetidissima. Tra gli animali presenti stabilmente si annoverano diversi mammiferi roditori ed insettivori e sono molti gli uccelli nidificanti, fra i quali il Fratino, protetto dalla Direttiva 79/409 dell’Unione Europea. Pur nelle ridotte dimensioni l’area rappresenta una importantissima riserva di biodiversità, unico ed ultimo rifugio per numerose specie vegetali, animali e fungine”.
In una ricerca commissionata dal Comune di Roseto al prof. Gianfranco Pirone, autore di oltre 50 lavori scientifici, le conclusioni sull’area Cologna-Borsacchio, riportate nel n. 1/2005 della prestigiosa rivista “Micologia e vegetazione mediterranea”, sono le seguenti: “Si sottolinea la presenza di elementi floristici di particolare importanza fitogeografica in relazione alla loro rarità e, tra i popolamenti vegetali, quelli meritevoli di attenzione sono: nucleo di pineta e viale di lecci a Villa Mazzarosa, frammenti di olmo-frassino e di pioppo bianco lungo il torrente Borsacchio, nuclei e filari di roverella della fascia collinare, vegetazione delle sabbie litoranee, ecc… Tutti questi ambienti dovrebbero essere scrupolosamente conservati, anche come serbatoi di germoplasma per futuri, auspicabili interventi di rinaturazione di alvei e altri habitat del territorio comunale”.
Depositati nella villa Mazzarosa dovrebbero esserci i verbali degli interventi di Giuseppe Devincenzi in Parlamento, i manoscritti ed il carteggio intercorso con Puoti, De Sanctis, Settembrini, Spaventa, Gladstone, Cavour, Minghetti, ecc.., ma finora, tutte le richieste per prenderne visione sono state sempre eluse o respinte.
Tale ingiustificabile comportamento, specie a distanza di oltre 100 anni dalla morte del Senatore, chiama in causa le Amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo, in quanto non hanno mai usato la moral suasion per indurre gli eredi Mazzarosa, che tutto hanno avuto e nulla hanno dato, a mettere a disposizione degli studiosi la documentazione d’interesse pubblico.
Ed è naturale che anche altre fonti battano sullo stesso tasto, come Mario Giunco il 5.12.2009 su Eidos e Arnaldo Giunco che, su Piccola Città n. 10/2000, auspicava per “la consultazione e lo studio dei manoscritti e del voluminoso carteggio, tuttora inesplorato,…..la creazione di una fondazione che rechi il nome del Senatore Devincenzi per perpetuarne il ricordo, com’è nei voti di tutti”.
Spetta adesso ai Sindaci di Roseto e di Notaresco attuare interventi risolutivi al fine di far conoscere alla comunità teramana uno dei protagonisti della nascita e dell’infanzia di un’Italia libera e indivisibile. Riguardo poi alle responsabilità ambientali degli eredi Mazzarosa, e degli altri rami (Cenami, Mac Neil e Placidi), se ne parlerà, ampiamente, nel 6° capitolo .
Franco Sbrolla
Tra le poche costruzioni che mutarono l’aspetto del tratto di costa, che va da Cologna spiaggia al torrente Borsacchio, sono degne di menzione la casa Mataloni, la villa Devincenzi e la Cantina.
La prima, mitica “casa verde”, per noi ragazzi rappresentava la frontiera, l’ultimo fortino prima dell’ignoto. E mentre oggi le mareggiate la circondano completamente, gli anziani raccontavano che lì davanti, dove il mare ha eroso i terreni per più di 50 metri, si estendevano rigogliosi vigneti. La villa, l’attigua Cantina (con la famosa botte da 1000 ettolitri) e il parco a mare ci ricordano il senatore Giuseppe Devincenzi, agronomo versatile, patriota e uomo politico, che operò unitamente a Silvio Spaventa, Camillo Benso conte di Cavour e Marco Minghetti, e fu più volte ministro durante il regno di Vittorio Emanuele II. Avendolo nominato, non posso adesso esimermi dal tracciare un sintetico profilo di questo poliedrico personaggio.
Giuseppe Devincenzi (1814-1903), nato a Notaresco in una famiglia borghese con vasti possedimenti dalla Marina di Montepagano alle colline teramane, studiò prima a Teramo e poi all’Università di Napoli. Seguì la scuola di lettere dello scrittore purista Basilio Puoti ed ebbe come compagni di studio Luigi Settembrini e Francesco De Sanctis. Attratto dall’Agronomia, intervenne ai Congressi scientifici di Milano e Napoli e fu chiamato a far parte dell’ Accademia delle Scienze.
Nel 1848, eletto deputato e Segretario del Parlamento napoletano, manifestò idee liberali e fu uno dei firmatari della protesta per lo sgombero forzato della sede istituzionale di Monteoliveto, durante i sanguinosi moti popolari del 15 e 16 maggio contro il re Ferdinando II di Borbone.
Condannato dalla Corte criminale a 24 anni di ferri duri, andò esule in Francia, e poi in Inghilterra, dove conobbe e frequentò tre grandi uomini politici menzionati nell’Enciclopedia Europea: William Ewart Gladstone, Henry John Temple Palmerston e John Russel .
Tornò in Patria dopo 12 anni e collaborò attivamente con Cavour all’impresa napoletana. Portò la Commissione Abruzzese ad Ancona da Vittorio Emanuele II e accompagnò il re all’incontro di Teano con Giuseppe Garibaldi, facendo gli onori di casa quando, il 16 ottobre 1860, il corteo reale passò sotto l’arco di trionfo eretto vicino alla sua villa. Successivamente, a Napoli, durante la Luogotenenza Farini, gli fu assegnato il dicastero dell’Agricoltura, e poi quello dei Lavori Pubblici.
Eletto deputato nel 1861, fu Ministro dei Lavori Pubblici nel 1867 e dal 1871 al 1873.
Nominato Colonnello dello Stato Maggiore di Vittorio Emanuele II e Commissario Generale per l’Italia all’Esposizione Internazionale di Londra nel 1862, fu in seguito il fondatore e patrono del Regio Museo Industriale Italiano di Torino, organizzò il trasferimento dello Stato Sabaudo da Firenze a Roma nel 1871 e diede un forte impulso alla viabilità ed alla bonifica delle zone paludose.
Da senatore, e poi da Ministro, iniziò a progettare una ferrovia che dalla Marina di Montepagano doveva raggiungere L’Aquila e Roma attraverso la vallata del Vomano, ma la netta opposizione di un altro parlamentare, Franceso Sebastiani di Montorio al Vomano, che era invece favorevole alla costruzione della Giulianova-Teramo-L’Aquila-Roma, lo indusse ad accantonare il suo progetto.
Di vasta cultura filosofica ed umanistica, la sua prima scienza fu però quella dei campi e scrisse diverse opere finalizzate al miglioramento dell’agricoltura. Politicamente Giuseppe Devincenzi si schierò con la Destra storica: seguace ed amico di Cavour e di Minghetti, ebbe come competitori nei Collegi di elezione il medico-patriota Ciro Romualdi e Giuseppe Garibaldi.
Nel 1873, in seguito ad un voto di sfiducia della Camera durante il dibattito sulla nuova linea ferrata Roma-Gaeta-Napoli, rassegnò le dimissioni da Ministro e si ritirò a vita privata, anche per seguire da vicino la nipote Maddalena, rimasta orfana nel 1872 dopo la morte del padre Giovanni, già sindaco di Notaresco e fratello del senatore.
Come agronomo, e facendo tesoro dell’esperienza acquisita in Francia ed Inghilterra, applicò nei suoi poderi l’aratura meccanica a forza idraulica, introdusse la coltura dell’erba sulla da sovescio, costruì le prime bigattiere per la bachicoltura e realizzò la Cantina (stabilimento enologico tipicamente francese) ed altre innovazioni che rivelano la sua genialità.
Dietro la villa Devincenzi, chiamata poi Mazzarosa in quanto la nipote sposò il marchese Antonio Mazzarosa di Lucca, fa ancora bella mostra di sé un altro importante cimelio, il casello ferroviario che fungeva da stazione per consentire al ministro un più facile e veloce collegamento con le sedi istituzionali e governative. E bene ha fatto il Comitato pro-Riserva Borsacchio, durante gli incontri per il “Piano d’area della media e bassa Valle del Tordino”, a chiedere il ripristino di quel casello.
C’è infatti un treno che sembra fatto apposta per fermarsi davanti a quella “stazione storica”: il Treno della Valle, colorato, allegro e vacanziero, che collega, nel periodo primavera-estate, l’Adriatico alla Valle del Sangro, e che porta turisti e scolaresche a visitare ed ammirare un campionario inestimabile di paesaggi abruzzesi (costieri, collinari, lacustri, boschivi e montani).
E una fermata nel cuore della Riserva naturale Borsacchio potrebbe rendere ancor più mirabile la stupenda vetrina inserita nel percorso ecoturistico.
Riguardo poi alle peculiarità del parco a mare Devincenzi, ridenominato anch’esso Mazzarosa e antesignano della Riserva naturale Borsacchio, così si è espresso il professor Giovanni Pacioni: “ E’ l’unico ambiente costiero della Regione Abruzzo con la serie di vegetazione psammofila, dalla duna pioniera ad un retroduna consolidato con preziosi endemismi vegetali, anche secolari, di Leccio (Quercus ilex) e Pino d’Aleppo (Pinus halepensis). All’interno della superficie non ancora devastata sono state rilevate ben cinque specie di notevole importanza fitogeografica per l’estrema rarefazione lungo la costa dell’intero Adriatico italiano: il “giglio di mare” (Pancratium maritimum), la splendida Calystegia soldanella, Polygonum maritimum, Verbascum niveum garganicum e Iris fetidissima. Tra gli animali presenti stabilmente si annoverano diversi mammiferi roditori ed insettivori e sono molti gli uccelli nidificanti, fra i quali il Fratino, protetto dalla Direttiva 79/409 dell’Unione Europea. Pur nelle ridotte dimensioni l’area rappresenta una importantissima riserva di biodiversità, unico ed ultimo rifugio per numerose specie vegetali, animali e fungine”.
In una ricerca commissionata dal Comune di Roseto al prof. Gianfranco Pirone, autore di oltre 50 lavori scientifici, le conclusioni sull’area Cologna-Borsacchio, riportate nel n. 1/2005 della prestigiosa rivista “Micologia e vegetazione mediterranea”, sono le seguenti: “Si sottolinea la presenza di elementi floristici di particolare importanza fitogeografica in relazione alla loro rarità e, tra i popolamenti vegetali, quelli meritevoli di attenzione sono: nucleo di pineta e viale di lecci a Villa Mazzarosa, frammenti di olmo-frassino e di pioppo bianco lungo il torrente Borsacchio, nuclei e filari di roverella della fascia collinare, vegetazione delle sabbie litoranee, ecc… Tutti questi ambienti dovrebbero essere scrupolosamente conservati, anche come serbatoi di germoplasma per futuri, auspicabili interventi di rinaturazione di alvei e altri habitat del territorio comunale”.
Depositati nella villa Mazzarosa dovrebbero esserci i verbali degli interventi di Giuseppe Devincenzi in Parlamento, i manoscritti ed il carteggio intercorso con Puoti, De Sanctis, Settembrini, Spaventa, Gladstone, Cavour, Minghetti, ecc.., ma finora, tutte le richieste per prenderne visione sono state sempre eluse o respinte.
Tale ingiustificabile comportamento, specie a distanza di oltre 100 anni dalla morte del Senatore, chiama in causa le Amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo, in quanto non hanno mai usato la moral suasion per indurre gli eredi Mazzarosa, che tutto hanno avuto e nulla hanno dato, a mettere a disposizione degli studiosi la documentazione d’interesse pubblico.
Ed è naturale che anche altre fonti battano sullo stesso tasto, come Mario Giunco il 5.12.2009 su Eidos e Arnaldo Giunco che, su Piccola Città n. 10/2000, auspicava per “la consultazione e lo studio dei manoscritti e del voluminoso carteggio, tuttora inesplorato,…..la creazione di una fondazione che rechi il nome del Senatore Devincenzi per perpetuarne il ricordo, com’è nei voti di tutti”.
Spetta adesso ai Sindaci di Roseto e di Notaresco attuare interventi risolutivi al fine di far conoscere alla comunità teramana uno dei protagonisti della nascita e dell’infanzia di un’Italia libera e indivisibile. Riguardo poi alle responsabilità ambientali degli eredi Mazzarosa, e degli altri rami (Cenami, Mac Neil e Placidi), se ne parlerà, ampiamente, nel 6° capitolo .
Franco Sbrolla
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mercoledì 17 marzo 2010
Un Piano Regolatore confezionato nelle stanze del potere

Avremmo voluto che a Roseto degli Abruzzi fosse avviato un processo di partecipazione per la costruzione del Piano Regolatore Generale,seguendo le buone pratiche di altri comuni,creando tavoli di lavoro con i cittadini,organizzando laboratori progettuali ed elaborando proposte da affidare agli urbanisti.Invece il PD ha fornito un'ennesima prova di insolente autarchia,segno di miopia politica della locale classe dirigente.
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